Molti post, anche di psicologi, negli ultimi tempi si soffermano sull’importanza per ogni individuo di ritagliarsi uno spazio per sé, per dedicarsi alle proprie passioni, per una pausa caffè o semplicemente per tirare il fiato, per meditare, fare attività fisica. Uno spazio per spegnere il telefono e prenderci cura di noi stessi.
Siamo nel bel mezzo di un’epoca in cui prima che a esistere a volte si pensa a come mostrarlo ai propri follower. In parte, questa condizione si riflette anche su chi, come me, cerca di bilanciare la vita online e offline, mantenendo l’online come appendice e non sovrapponendolo del tutto all’offline.
[Qualcuno distinguerebbe tra vita reale e vita virtuale; a me piace più pensare ai miei profili online come album e cassetti in cui riporre “cose” da riguardare in futuro, senza la smania di farle apprezzare né di esibirle. Ma ognuna di quelle “cose” è reale. Sono pensieri miei, racconti miei, c’è la mia faccia, c’è ciò che vedo, di virtuale c’è davvero poco.]
“Facciamo una foto così ti taggo su Facebook”
Avremmo scattato ugualmente quella foto se non fosse esistito un contenitore in cui mostrarla al mondo? L’abbiamo scattata per noi o per Facebook?
Forse non l’avremmo scattata affatto, ma mi chiedo: è davvero un male che esistano queste social box?
Qualunque sia la vostra opinione, restiamo ai fatti: la tendenza al mostrare, tipica della nostra epoca, alla fine coinvolge un po’ tutti, anche i meno esibizionisti che mostrano per tenere memoria di un momento.
Ma il punto è un altro.
Come stiamo gestendo il nostro tempo?
Anche quando non abbiamo l’affanno per la posta elettronica da controllare, per i messaggi da leggere, per le telefonate da ricevere… continuiamo a dare un’occhiata allo smartphone per controllare che non ci siano notifiche perché “non si sa mai”.
Invece di concederci del tempo e una tregua da ritmi già in sé stressanti, tendiamo a riempire qualsiasi tempo a nostra disposizione in maniera ossessiva con qualcosa. E questo qualcosa, quasi sempre, corrisponde ad uno smartphone. Appena ci fermiamo, il primo impulso è quello: dare un’occhiata.
Se ci sediamo sul divano con in mano una tazza di tè finiamo per appoggiarla per terra (o sul divano stesso, a nostro rischio e pericolo) per scorrere il feed di Facebook o di Instagram, o per cercare qualcosa di assolutamente inutile su Google, rimbalzando da una pagina all’altra e da un link all’altro senza sosta e senza meta.
La tazza di tè diventa fredda e noi non abbiamo aggiunto nulla di nuovo e prezioso alle nostre giornate.
Non abbiamo pensato.
La chiamano FOMO, Fear Of Missing Out, ed è il terrore di perdere qualcosa di fondamentale che accade online mentre noi ci mettiamo lo smalto, mangiamo un’insalata, facciamo una passeggiata nel bosco, facciamo il bagno al mare. Ma cosa può succedere di tanto importante da non poter essere lasciato lì ad attendere? Le notifiche sono lì per questo.
Non mi riferisco certo ad impegni realmente importanti, alle email di lavoro, alle riunioni su Zoom, alle telefonate utili e alle conversazioni con gli amici. Mi riferisco allo streaming di post inutili, progettato proprio per tenerci incollati allo smartphone senza che nemmeno realmente siamo concentrati sui contenuti più disparati in cui ci imbattiamo.
L’alternativa sarebbe molto più allettante
Rilassarci. Ma rilassarci davvero. Concederci il tempo necessario per quel bagno caldo, passeggiare con lo sguardo rivolto verso il mondo e non verso il basso, cenare guardandoci negli occhi, cucinare quel piatto che richiede due ore, ad esempio.
Non è questione di andare in burnout o di essere workaholic, è questione di dare il giusto valore al proprio tempo, a se stessi e a quei pochi “altri” a cui teniamo.
Senza interferenze.
Senza rumore.
Esercizio del giorno
Come potremmo impiegare tutto quel tempo?
Facciamo una lista di cose che abbiamo rimandato e che potremmo iniziare oggi.
Scegliamone una e dedichiamole 10 minuti, quegli stessi minuti in cui avremmo vagato online.
Io l’ho fatto? Sì. In un mesetto ho costruito un sito e ho riaperto un blog. Volevo farlo da anni.

